Capite perché è importante non sapere chi sia Satoshi Nakamoto?

Il Commento del giorno

– di WisyWally

Come avete avuto modo di ascoltare da tutti gli organi di stampa italiani, Paolo Savona, presidente della Consob, ha praticamente inaugurato la Fase 3 dell’accettazione delle criptovalute a livello mainstream: compromesso. Non ha nominato Bitcoin nel suo desiderio di voler rendere pubbliche le criptovalute, ciononostante cerchiamo di fare un esercizio di fantasia: immaginate che la persona a cui si fosse rivolte sarebbe stata Satoshi Nakamoto. Pensate che Bitcoin sarebbe esistito ancora così come lo conosciamo? Pensate che Bitcoin avrebbe trattenuto la sua natura permissionless, borderless, censorshipless e trasparente? Dieci anni fa, un programmatore con un nome di fantasia pubblicò un white paper dove descriveva una nuova tecnologia la cui applicazione primaria sarebbe stata l’essere denaro privato. Non venne rilasciato in un dipartimento accademico, o in un ufficio di una banca o di un’istituzione ufficiale. No, venne rilasciato alle persone comuni e due mesi dopo venne rilasciato il protocollo stesso. Cosa c’è di più pubblico di questo? Riuscite a capire le vere motivazioni di gente come Savona nelle loro richieste giornaliere?

Uno degli aspetti più belli di Bitcoin è che il creatore è ancora sconosciuto: “Satoshi Nakamoto” è uno pseudonimo. Troppo spesso alle grandi invenzioni nella storia sono associati nomi che ottengono una quota spropositata del credito per esse, spesso perché i loro nomi appaiono nei registri dei brevetti. Bitcoin è diverso, la sua tecnologia è stata data al mondo, evitando sia la “proprietà intellettuale” che i paywall commerciali.

Ma facciamo un passo indietro e guardiamo un attimo al passato, perché Bitcoin non è stato affatto il primo: è stato il primo esperimento di successo nel campo monetario. Negli anni ’90 alcuni imprenditori cercarono di creare una moneta alternativa al dollaro, indipendente dalle banche centrali e transfrontaliera. Coloro che poi crearono Paypal, Peter Tiel ed Elon Musk, diedero alla luce X.com una valuta con le seguenti caratteristiche: senza confini e non inflazionabile. La loro start-up privata voleva risolvere l’annoso problema dell’inflazione del dollaro USA, che dal 1913 aveva perso il 97% del suo potere d’acquisto. Non ci volle molto affinché il governo americano si presentasse alla loro porta e dicesse in sostanza: “Non potete farlo, altrimenti dovete chiudere bottega”. Progetto abbandonato.

Successivamente un individuo più testardo, Douglas Jackson, creò E-gold: un token digitale non tracciabile che aveva una controparte in oro e il cui audit era affidato ad una società lussemburghese. I singoli utenti non erano censurabili, ma lo era colui che l’aveva creato. Infatti, nonostante avesse avuto il nullaosta della FED, Jackson fu gettato in prigione con l’accusa di essere un falsario.

Non tutti ricorderanno Second Life, un mondo virtuale ancora attivo oggi e nato nel 2003 da un’idea di Linden Lab Inc., il quale consente l’interazione virtuale tra utenti sotto forma di avatar personalizzati. Ben presto l’aspetto ludico del sistema, attraverso il quale i personaggi possono socializzare, viaggiare nel tempo e nello spazio, è stato scavalcato dall’introduzione dei cosiddetti Dollari Linden, convertibili sia in euro che in dollari, con i quali gli utenti possono effettuare scambi reali. Al momento in cui sono stati introdotti, erano necessari 260 Dollari Linden per fare 1 dollaro.

Alcune persone si sono arricchite costruendo e vendendo beni di consumo o servizi nella loro “seconda vita”, ma il punto centrale è che hanno iniziato a guadagnare valore rispetto alle valute canoniche. Più andava avanti il tempo, e gli scambi, più questa valuta virtuale si apprezzava rispetto alle valute fiat; la gente li accumulava e poteva persino comprare cose “vietate” o senza pagarci le tasse. Cosa pensate sia successo? La stessa storia fin qui descritta: il governo è andato alla società e gli ha chiesto di smettere; la società non ha potuto fare altro che battere i tacchi e annuire.

Con Bitcoin, invece, le cose sono diverse, perché non c’è nessuno da arrestare o intimare di smettere. Lo stato vorrebbe arrestare qualcuno… ma chi? Non c’è nessuno a capo di Bitcoin e arrivati a questo punto tutti dovrebbero essere arrestati. Impossibile ed estremamente costoso. Bitcoin non è censurabile, non può essere inflazionato a piacimento e non può essere espropriato, e capite molto bene che questo quindi cambia tutto. Tutto ciò che è centralizzato è stato provato e ha fallito; Bitcoin ha introdotto l’incognita del decentramento, la base del lato disruptive della sua invenzione.

Nakamoto ha fatto qualcosa di eccezionale: ha rinunciato alla fama e alla possibilità di arricchirsi con la sua “creatura” per evitare di essere corrotto dalle leggi fiat (pensate a come alcuni entusiasti della prima ora di Bitcoin stiano ora supportando l’eventuale regolamentazione dello stesso, distorcendo l’obiettivo originale). È stata la scintilla che ha acceso un fuoco corale. Oggi il suo stash di Bitcoin lo renderebbe miliardario. Chi ha il controllo delle chiavi private vi ha accesso e il mondo sta guardando per vedere quando o se si muoveranno. Potrebbe non accadere mai, speriamo che restino dove sono e che l’identità di Satoshi rimanga sempre un mistero.

Il genio è individuale, ma nessuna persona racchiude in sé stessa la capacità intellettuale di creare da zero qualcosa di veramente significativo. Questo vale per la musica, i prodotti di consumo, le idee e il software informatico. In uno dei suoi ultimi messaggi prima di scomparire, Satoshi ha scritto: “Vorrei che non continuaste a parlare di me come una figura misteriosa ed oscura, la stampa non aspetta altro per trasformarla [Bitcoin] in una valuta pirata. Parlate invece del progetto open source e date più credito agli sviluppatori; aiuterà a motivarli. “

È meraviglioso e perfetto. Satoshi è Satoshi, né più né meno.

Per approfondire segui WisyWally.